Chromo Sapiens

Chromo Sapiens

Costruire, innovare, creare sono solo alcune delle operazioni che distinguono l’uomo dagli altri esseri viventi sulla terra. Operazioni positive, fatte sulla base di esperienze passate. Così anche il concetto di colore, si è evoluto nel tempo e diversamente a seconda degli spazi. Al convegno tenutosi all’Archivio di Stato di Firenze il giorno 24.05.2013, sono stati intrapresi i primi passi relativi un interessante tema sul colore, intitolato per l’appunto: Chromo Sapiens. Si tratta dell’argomentazione sull’evoluzione del colore in architettura e design, visto appunto l’occasione dell’evento per la Florence Design Week.

Chromo Sapiens

Chromo Sapiens 2

L’apertura dei dialoghi sul colore è stata fatta dalla Dott.ssa Sonia Cafaggini dell’Archivio di Stato di Firenze che ha sottolineato l’importanza del migliorarsi ed evolversi grazie anche alle esperienze. La Cafaggini ha così aperto le porte al convegno, il primo ad entrarvi è stato il Dott. Giampiero Alfarano del DesignCampus. Egli ci ha parlato del colore dal punto di vista del design essenzialmente, poiché questo è il suo principale campo. Alfarano ha discusso il tema della cromo-cultura della luce, come i colori siano capaci di provocarci ed emozionarci e come essi siano un importante mezzo di comunicazione in svariati campi. Ci ha descritto il colore anche dal punto di vista kandiskiano, dove il colore e i non colori diventano simbolo.

Kandinskij - Accento in rosa - 1926

Kandinskij – Accento in rosa – 1926

Il Bianco è attesa, una parentesi divina in un arcobaleno di emozioni. Il Nero è il finale, la conclusione, il muto esistere. Dunque i colori diventano parole, frasi, diventano dialettica. Gli stessi stilisti per contraddistinguere i loro inconfondibili stili, prendono esempio da qualcosa di particolare che li può aver attratti particolarmente, da un loro gusto personale che può anche far riferimento alla stessa tradizione storica. Possono i colori dell’alta moda avere una corrispondenza con il calcio storico senese? A quanto pare sì, se vediamo ad esempio i colori utilizzati da Emilio Pucci e poi guardiamo i vessilli della tradizione storica di questo sport. Questo un esempio proposto da Alfarano per farci capire che talvolta certe preferenze cromatiche, non sono solo dettate da esigenze economiche, ma anche da certi “imprinting” insiti nell’uomo. Se Armani si rifà al nero e alle tonalità di grigio, Pucci e Missoni sono marchi opposti, mentre se penso a Blumarine mi vengono in mente toni cipriati e tenui come celesti, rosa, beije, blu, panna e tutti i toni che contraddistinguono una donna elegante e non eccentrica. Dunque è vero, un colore – un’emozione! Difatti anche Vasilij Kandiskj in Lo spirituale nell’arte, lo enunciò nel 1912: “Il punto di partenza è lo studio del colore e dei suoi effeti sugli uomini”. Se dovessimo definire le fonti del colore, Alfarano ne propone almeno tre: Materia, Luce, Mente. Pensiamo come questi elementi possano influenzare anche la stessa lettura del colore, pensiamo come ognuno di noi coglie diversamente le sfumature, le tonalità, gradazioni delle cromie, siano esse nella natura, siano esse artificialmente prodotte. Il designer nel suo discorso ci riporta un esempio eclatante: gli eschimesi possono distinguere minimo 50 tonalità di bianco. Ci pensate? Quanti bianchi possiamo mai distinguere noi, comuni abitanti del centro italia? Se loro arrivano anche a 100 toni di bianco, io sforzandomi occhi e meningi, non ne ho comunque idea, ma comunque non credo così tanti. La distinzione di queste tonalità di bianco però non serve loro per far un igloo di un bianco azzurro piuttosto che di un bianco grigio, di certo non hanno problemi di piano del colore, piuttosto è loro fondamentale per distinguere eventuali pericoli. Se un’area da percorrere ha un certo tono di bianco, è probabile che sia più cedevole rispetto invece a un’altra superficie, ad esempio. Ecco allora che il colore in questo caso non ha valore estetico, ma sta ad indicare la solidità di alcune zone. Ritornando al fattore design, il colore in questo campo va ragionato e mai lasciato solo, nel senso che dovrebbe essere studiato in parallelo alla forma e al materiale. Il colore nel design può avere personalità. Alfarano ci porta ad esempio il re-coloring fatto negli U.S.A. nel ’59 per una famosa Cadillac, tale restyling cromatico e solo in qualche punto pensando alla forma, permise un minimo investimento economico e un ottimo risultato di vendite. Molte imprese dunque per rispondere alla crisi iniziata nel ’29, avevano poche possibilità di rilanciare i loro prodotti e si aiutarono con mezzi di re-styling, re-coloring e operazioni di marketing affiancate da un ottimo design. Negli anni ’50 Dior introdusse sei nuance di lipstick e così fece la sua rivoluzione cromatica nel make-up, oggi ne conta almeno 121, divise tra sei tipologie di rossetto.

Ci siamo per caso evoluti? Ogni colore diventa icona di un’epoca e talvolta contraddistingue le stagioni se parliamo di moda e make-up. Ogni 5, 10, 15 anni si hanno invece i rinnovi di colore per gli oggetti di design, Alfarano ci ha espresso questa scala temporale che in proporzione alle “taglie” dell’oggetto varia, cioè un oggetto di piccole dimensioni rinnova la sua moda cromatica ogni 5 anni, un mezzo di maggiori dimensioni come invece un’auto si rinnova ogni 15 anni. Ad esempio, il grigio metalizzato ha caratterizzato dal 200 al 2005, il bianco dal 2005 al 2010, il natural dal 2010 al 2015. Il prof. Giovanni Bartolozzi della facoltà di architettura, ci ha invece illustrato il colore nell’architettura contemporanea e come alcuni protagonisti della Land Art abbiano operato utilizzando anche i colori. Ci ha portato esempi eclatanti, quelli che suscitano maggiore evidenza di commenti e che ben spiccano dal panorama cromatico del resto dell’architettura e che con gli esempi di Land Art avvalorano anche quei concetti di dialettica del colore espressi da Alfarano. Se il bianco abbiamo detto raffigura una pausa in una situazione, cosa poteva esserci di meglio se non grandi teli bianchi utilizzati dal 1991 da Christo e Jeanne-Claude per avvolgere gli edifici berlinesi, il bianco diviene una pausa nella Berlino di quell’epoca. Qualche esempio:

All’archivio di stato, ad affiancare la conferenza sul colore vi erano due mostre, una in riferimento all’argomento, esponeva alcune produzioni artistiche e l’altra riguardava plastici di architettura della metà del XX secolo. Bartolozzi, nei suoi esempi va a pescare un attimo anche tra queste architetture degli anni ’60, estrapolando un esempio dell’epoca del “brutalism”: l’edificio residenziale di Savioli e Santi in via piagentina 29, angolo via San Giovanni Bosco ed ho avuto l’onore di abitarvi proprio accanto per un po’, dunque lo conosco bene, ne parleremo anche in un prossimo post sul colore e l’architettura. Insieme alla nudità materica riportata ad esempio con il brutalism di quegli anni, quindi predominato dal grigio del cemento a vista, il prof. Bartolozzi ci porta ad esempio anche altre opere che vediamo qui in galleria:

Un altro esempio ci è stato mostrato in riferimento alla piazza di Arnolfo di Colle Val d’Elsa, dove Jean Nouvel ha avuto il supporto di Buren, Balts, A. Tesi, Lavier Bertrand. Ognuno di questi artisti aveva una specifica affinità espressiva con il lavoro cui erano chiamati a fare. Sempre in questo luogo già Michelucci nel 1973-1982 realizza la MPS con una struttura in acciaio, dipinta color arancio minio, preso come esempio, colore simbolo riproposto in diversi dei suoi toni, nelle tendine da sole dei negozi di tutta la piazza riprogettata da Nouvel. Peraltro il minio è utilizzato anche per la produzione del cristallo, di cui guarda caso Colle Val d’Elsa detiene il 95% della produzione italiana e il 15% di quella mondiale per questo materiale dall’elevato indice di rifrazione. Quando si dice che c’è un filo conduttore a legare tutti i fatti, stavolta il filo è arancio minio.

Il pozzo di cristallo, opera di artigiani di Colle Val d'Elsa esposto all'Archivio di stato per la FDW

Il pozzo di cristallo, opera di artigiani di Colle Val d’Elsa esposto all’Archivio di stato per la FDW

Un altro intervento è stato portato da Massimo Caiazzo, ma per questo apriremo un altro post nei prossimi giorni.

Giulia

5 pensieri su “Chromo Sapiens

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