“Cromatismi architettonici” a Firenze

a cura di Giulia

colori firenze

“Il Punto di partenza è lo studio del colore e dei suoi effetti sugli uomini”, secondo questo concetto espresso nel 1912 da Vasilij Kandiskj in Lo spirituale nell’arte, percepiamo che il colore ha un ascendente sulle nostre emozioni, quindi può produrre sensazioni più o meno positive anche a livello architettonico e urbano. Il colore investe un ruolo importante ai fini della riqualificazione urbana, tanto più se siamo in una città storica e Patrimonio Mondiale UNESCO (dal 1982) come Firenze. Domandiamoci che cosa percepisce oggi il viandante nelle strade, quali sono le sensazioni che suscitano i colori delle città nelle persone. Siamo spesso partecipi di quella sintassi cromatica che passeggiando per le vie vediamo cadere in errore e rompere così l’unicum urbano, con contrasti troppo marcati tra fondi e cornici di una facciata o tra palazzi adiacenti, atipicità e devianze cromatiche, sgrammaticature tra il colore e il materiale che va a rivestire, come dipingere pietre che in natura hanno un colore diverso da quello a esse conferito. Se le emozioni sono dominate da questi errori allora vi è il bisogno di una “correzione”, nell’obiettivo di ricostruire un lessico architettonico e stilistico-cromatico corretto e ragionato. Come possiamo riconoscere gli errori? Come possiamo capire se un determinato colore è più adatto di un altro? Per individuare l’errore cromatico in un panorama urbano esteso e determinare la tavolozza cromatica corretta della città dovremmo dapprima studiarne la storia, l’ambiente in cui è inserita, i materiali della sua tradizione lapidea, le trasformazioni urbane, gli stilemi architettonici, gli apparati decorativi, la diversificazione tra i materiali pregiati che hanno un colore di per sé e i materiali poveri cui il colore è conferito. La rivoluzione industriale portò con sé l’innovazione tecnologica, chimica e anche l’introduzione di nuove soluzioni che rispondevano per lo più a questi termini: decorativismo, economicità, velocità di esecuzione. Parliamo di stagioni del colore perché i colori sono mutati in parallelo ai materiali, alle tradizioni e gli avvenimenti storici. Abbracciamo il periodo che va da Firenze capitale del Regno d’Italia (dal 1865 al 1870) fino all’alluvione del 1966, perché questo è stato il periodo in cui la città è cambiata maggiormente dal punto di vista morfologico e quindi anche puntualmente nella sua architettura, nel suo stile, nell’impiego dei materiali e quindi dei colori, generando così anche alcuni errori cromatici che si sono susseguiti fino ai nostri giorni.  Per ritrovare l’identità cromatica dovremmo chiederci anzitutto:

Com’era Firenze prima? 


Il passato è sempre davanti ai nostri occhi, almeno fino a che avremo la capacità di salvaguardarlo e valorizzarlo: siamo a Firenze e abbiamo la fortuna di una storia che ci circonda, le mura dei palazzi, delle chiese, dei vicoli si raccontano solo guardandoli. Talvolta camminando, non troviamo solo le insegne che il comune ha sapientemente affisso con frasi dantesche, ma vi leggiamo scorci di parole latine incise su frammenti lapidei riutilizzati e non pensiamo solo alla storia come parola scritta, pensiamo ai materiali che questa storia hanno composto e costruito, alle fatiche di quegli uomini che non lasciavano nulla al caso e per questo hanno fatto arrivare a noi, intatte, cotante bellezze artistiche. Dovremmo noi architetti, esteti, paesaggisti, chimici, restauratori, unire le forze per portare avanti quanto più è possibile un patrimonio artistico di spessore che sì, richiede molto impegno conoscitivo, ma che ci rivela ogni volta nuovi aspetti storici e artistici.

Le immagini della ricerca pubblicate su Prog-Res Web Magazine

Vi consiglio solo alcuni libri sull’argomento:

Giulia

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