Il Teatro Rossi Aperto di Pisa, nuove interferenze per nuove prospettive

ImageTutte le foto sono opera di: Andrea Bordoni

Quando a sparire sono le più belle architetture. Quante volte accade che girando per le città siamo spettatori di edifici storici lasciati ai loro tristi destini. Penso che neanche la visione più “raskiniana” sia d’accordo con questi “disfacimenti”, poiché questi non derivano dal semplice degrado del materiale, ma sono maggiormente determinati dall’uomo che li abbandona, non li cura, non li vive. Intonaci che cadono, umidità di risalita che avanzano, travi di sostegno che cedono e nessuno se ne cura, secondo quel principio che dice: “guarda e passa, poi si farà”, incuranti della loro storia, della loro valenza artistica le lasciamo al loro divenire. Sappiamo bene che se un edificio non è vissuto, se non vi si fa manutenzione o opera preventiva questo si affievolisce, quasi avesse un anima, il palazzo cade in “depressione”, le mura “appassiscono”. Dovrebbe essere il compito di amministrazioni comunali e prima di tutto sovrintendenze intervenire per: “curare” i degradi, ristabilire gli equilibri delle strutture portanti e ridefinirne le funzioni, ma purtroppo questo non sempre accade. Vuoi per motivi economici di crisi, vuoi per “sciatteria”, questi palazzi sono abbandonati. Sarebbe più opportuno e meno costoso “fare” quando siamo ancora nei tempi utili, per non incorrere in ristrutturazioni anziché in restauri, due concetti ben diversi l’un dall’altro e in particolare la ristrutturazione richiede molto più tempo e molti più soldi. Guardiamo nello scenario urbano di Pisa, città storica e ricca d’arte, così ricca, ma forse povera economicamente parlando da potersi “permettere” di trascurare una sua opera architettonica? Andiamo in piazza Carrara, lungo l’Arno e non lontano dagli uffici della Sovrintendenza alle Belle Arti ecco a voi il Teatro Ernesto Rossi che ha avuto vita breve nella storia dello spettacolo della città. La Sovrintendenza sta attuando quel facile principio del “guarda e passa”, incurante o impotente non lo abbiamo ancora capito. Corre voce di una stima dei costi per il restauro che sale fino alla grande cifra di otto milioni di euro. Il Teatro è nato nel 1770 su quello che era lo spazio di un altro teatro della piazzetta dei Banchi. Il Teatro chiamato Ernesto Rossi nel 1824 ha avuto la possibilità di ospitare importanti opere di prosa, lirica e ballo, ma nel 1966 vide il segnarsi del suo tragico destino in stato di abbandono. Nelle mani dell’amministrazione comunale, quello che era nato per essere un bel teatro è diventato un luogo di rimessa. A far da protagonisti sul palcoscenico non furono più attori e cantanti, ma cicli e motocicli sequestrati! No, non sto scherzando, purtroppo è tutto vero! Dunque il Teatro è rimasto chiuso e abbandonato a squallida rimessa comunale fino al 2012, periodo in cui alcuni tra i cittadini più sensibili, cioè studenti, lavoratori, compagnie teatrali hanno preso una decisione: OCCUPARLO! Bravi dico io, sono con voi, perché se tanto l’amministrazione non ha i soldi per far vivere uno spazio che è “cultura” allora è giusto che siano le persone a cercare le soluzioni per prendersene cura.

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Proprio il 27 settembre 2012 il Teatro ha visto uno spiraglio di luce e di speranza, per l’interessamento di tutte queste persone che si sono riunite nell’ottica di un “autogoverno” per cercare di tirar su le sorti della struttura, operazione che si è ripetuta anche in altri teatri in tutta Italia, tra cui: il Teatro Valle di Roma o il Marinoni del Lido di Venezia. Un nuovo nome è giunto all’orecchio della Sovrintendenza e del Comune di Pisa: Teatro Rossi Aperto! Ogni settimana vi sono riunioni per stimolare il dialogo e trovare idee per ricostruirlo, rivalorizzarlo, riadattarlo a quella che è la sua vera e unica funzione d’origine. Secondo un principio logico che non è solo quello di ridare vita a un’architettura, ma anche seguendo quella filosofia che è: un teatro in più, uno spettacolo in più! Sì perché, avendo nuovi spazi di cultura, ci sono anche nuove possibilità lavorative per chi è nel campo artistico e di svago per chi è sensibile alla cultura.

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Questi ragazzi sono davvero in gamba e spero che chi di dovere si svegli dall’assopimento del “poi si farà” che insieme al “guarda e passa” sono uno dei motivi per cui in Italia siamo “lenti” per questi aspetti. E’ risaputo che la demolizione e ricostruzione siano spesso più economici di un recupero, ma il recupero è più oneroso quando sussiste l’abbandono prolungato, non ci si può nascondere dietro la frase: “costa troppo!” poiché a volerne vedere aumentare i prezzi è stato proprio chi ha deciso di renderlo una rimessa anziché operare la manutenzione. Comunque i ragazzi che lo occupano, non si limitano certo a parlare, ma anzi organizzano e si danno da fare con spettacoli e mostre, seguiteli sul loro blog per avere maggiori info e ancora meglio per dare un contributo:

http://teatrorossiaperto.blogspot.it/

Giulia

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When to disappear are the most beautiful architecture. How many times it happens that touring the city we are spectators of beautiful historic buildings left to their sad fate. I think even the vision “raskiniana” agree with these “breakups”, as they are not derived from simple material degradation, but are more determined by the man who abandons them, do not care, do not live in them. Plaster falling, rising damp advancing, support beams that yield and no one cares, according to that principle which says, “look and go, then you will,” regardless of their history, their artistic value of the leave to their becoming. We know that if a building is not lived if you do not do this preventive maintenance or work fades, as if he had a soul, the building falls into “depression,” the walls “wither”. It should be the responsibility of municipalities and first of all superintendents intervene to “cure” degradation, restore the balance of the structures and redefine the functions, but unfortunately this is not always the case. Want for economic crisis, you want to “sloppiness”, these buildings are abandoned. It would be more appropriate and less expensive “to do” when we are still in a timely fashion, in order to avoid restructuring rather than restoration, two concepts are very different from each other and in particular the restructuring takes much more time and more money. Let’s look at the urban landscape of Pisa, a city rich in art and history, so rich, but perhaps poor economically speaking that they can “afford” to ignore his architectural work? Let’s go to Piazza Carrara, along the Arno river and not far from the offices of the Fine Arts Theatre here is the Ernesto Rossi, who was short-lived in the history of entertainment in the city. The Superintendent is implementing the simple principle of “look and go,” careless or powerless we have not yet understood. There are rumors of a cost estimate for the restoration that goes up to the great figure of eight million euro. The Theatre was born in 1770 on what was another theater space of the square of the benches. The Theatre named Ernesto Rossi in 1824 had the opportunity to host major works of prose, poetry and dance, but in 1966 he saw the sign of the cross of his tragic fate in a state of neglect. In the hands of the municipal administration, that he was born to be a beautiful theater has become a place for remittance. With effect from actors on the stage were no longer actors and singers, but bicycles and motorcycles seized! No, I’m not kidding, unfortunately it’s all true! So the theater was closed and abandoned in squalid municipal garage until 2012, when some of the people most sensitive, that is, students, workers, theater companies have taken a decision to occupy! Well done I say, I am with you, because if so the administration does not have the money to live a space that is “culture” then it is right that people are looking for solutions to take care of. Just 27 September 2012 the theater has seen a glimmer of light and hope, for the interest of all these people who have come together with a view to a “self-government” to try to bring up the fate of the structure, a transaction is repeated in other theaters throughout Italy, including: the Teatro Valle in Rome or Venice Lido Marinoni. A new name has come to the ear of the Superintendent and the Municipality of Pisa: Theatre Rossi Open! Every week there are meetings to foster dialogue and find ideas to rebuild it, rivalorizzarlo, adapt it to what is his true and only an indication of origin. According to a logical principle which is not only to give new life to architecture, but also according to that philosophy which is: a theater more, a show again! Yes, because having new areas of culture, there are also new job opportunities for those in the field of art and entertainment for those who are sensitive to culture. These guys are really good and I hope that those responsible will wake up the dall’assopimento “then you will,” which together with the “look and go” is one of the reasons why we are in Italy “slow” in these respects. And ‘well known that the demolition and reconstruction are often cheaper than a recovery, but the recovery is more expensive when there is an abandonment of time, you can not hide behind the phrase “too expensive” for wanting to see price increases it was precisely those who have decided to make a throw instead operate maintenance. However, the guys that occupy it, not only certain to speak, but rather organized and get busy with shows and exhibitions, follow them on their blog for more info and even better to make a contribution:

http://teatrorossiaperto.blogspot.it/

Giulia

(all photo by Andrea Bordoni)

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4 pensieri su “Il Teatro Rossi Aperto di Pisa, nuove interferenze per nuove prospettive

  1. anna ha detto:

    Questa cosa è davvero interessante! Però non sempre le amministrazioni si disinteressano! A Bari, per esempio, il teatro Margherita
    ( http://it.wikipedia.org/wiki/Teatro_Margherita_(Bari) ), che ha una storia bellissima, è stato molto rivalutato. Nonostante la sua condizione assai precaria è diventato il luogo privilegiato per mostre di arte contemporanea, ed ora, senza un restauro del “dove era e come era” , ma con un recupero che valorizza il suo attuale stato come fase storica del teatro, diventerà, grazie ad un nome grande come quello di Chipperfield, il nuovo museo di arte contemporanea della città! Chissà che questo non possa suggerire spunti per il teatro di Pisa…
    Un abbraccio e buon inizio anno!

    • followingyourpassiongiulia ha detto:

      Grazie Anna per il tuo contributo informativo! E’ bello poter avere linee d’onda che fanno da ponte con altre esperienze, anche positive! Sono sicura che in molte realtà cittadine ci siano buoni contributi e attenzioni da parte delle amministrazioni, per fortuna! Il mio intento sarebbe quello di: “provocare” e sensibilizzare maggiormente i doveri di chi talvolta pensa di non poter fare abbastanza e appoggiare quelli che si muovono perché qualcosa cambi. Non voglio “accusare” amministrazioni e sovrintendenze, è vero che siamo in un periodo particolarmente ostile economicamente, per questo vorrei che certe azioni fossero pensate e ragionate prima, per non dover incorrere poi in lavori più grossi e dispendiosi. Speriamo comunque che tutto vada a buon fine! Ricambio l’abbraccio e auguro un 2013 da sogno!

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